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Elmo di Sutton Hoo, una matrice scoperta in Danimarca potrebbe riscrivere la storia del celebre reperto del VII secolo

Elena Percivaldi

Può un piccolo oggetto di metallo scoperto per caso mettere in crisi teorie acquisite da tempo e, potenzialmente, riscrivere la storia di uno dei reperti archeologici più iconici (e studiati) dell’alto Medioevo? Forse sì, se il ritrovamento in questione è una placchetta di rame decorata e l’iconico reperto l’elmo di Sutton Hoo, una delle “superstar” del British Museum di Londra.

Rinvenuto nel 1939 nel Suffolk (Gran Bretagna) dentro un tumulo funerario del VII secolo, l’elmo — parte del ricchissimo corredo che accompagnava un chieftain (capo militare) di altissimo rango, forse un re guerriero, deposto in una sepoltura a nave — presenta motivi decorativi che gli studiosi hanno tradizionalmente ricollegato all’Uppland svedese.

L’archeologo Peter Pentz posa con il reperto di Tåsinge, secondo gli studiosi ricollegabile all’elmo di Sutton Hoo (Foto: John Fhær Engedal Nissen, The National Museum of Denmark).

Decorazioni eloquenti

La scoperta del piccolo stampo di rame – tecnicamente una “patrice”, ossia una contro-matrice negativa -, effettuata da un appassionato di metal detector sull’isola danese di Tåsinge, nell’arcipelago della Fionia meridionale, rimette però in discussione questa teoria. E fa pensare che le decorazioni che impreziosiscono l’elmo potrebbero essere state realizzate non in Svezia, come finora creduto, ma in Danimarca.

La ‘patrice’ da Tåsinge in Danimarca, decorata con figure simili a quelle presenti sull’iconico elmo di Sutton Hoo. Foto: The National Museum of Denmark.

La placchetta, consegnata al Museo di Svendborg e analizzata dal curatore del Museo Nazionale di Danimarca, Peter Pentz, raffigura un guerriero a cavallo e un uomo disteso sotto il destriero, un motivo che richiama da vicino una delle decorazioni presenti sull’elmo di Sutton Hoo. “Le affinità sono fortissime,” afferma Pentz.

Dettagli come il “polsino” della manica del guerriero, la sua acconciatura, la bardatura del cavallo e la spada che spunta da sotto lo scudo sono pressoché identici a quelli presenti su una placca dell’elmo britannico. Mancano invece i cinghiali o rapaci, che ritroviamo in altre placche, e che gli studiosi ritengono tipici dell’area svedese.

Il reperto, la cui scoperta è stata annunciata oggi 27 marzo, sarà esposto al Museo Nazionale Danese di Copenhagen dal 1° aprile.

Il motivo sulla ‘patrice’ di Tåsinge, Danimarca, ben evidenziato nel disegno di Mads Lou Bendtsen (foto: The National Museum of Denmark).La decorazione di Tåsinge, in questo disegno ancora più chiara (Illustrazione: Mads Lou Bendtsen, The National Museum of Denmark).

Un elmo, una storia: da Sutton Hoo a Tåsinge

L’elmo di Sutton Hoo, databile al 620-625 d.C. e per alcuni riconducibile al re anglosassone Rædwald, fu ritrovato, ridotto in frammenti, nel 1939. Le sue decorazioni — tra cui spiccano guerrieri danzanti e a cavallo — rappresentano un’eccezionale testimonianza dell’artigianato e della simbologia altomedievale. Finora gli studiosi ne hanno ricondotto le origini alla Svezia sulla base dei confronti con gli elmi di Vendel e Valsgärde. Ma ora il piccolo “timbro” di Tåsinge – largo appena 4,5 cm – sembra suggerire uno scenario diverso. “Se l’elmo fosse stato realizzato qui (in Danimarca, ndr), sarebbe sensazionale,” dice Pentz. “Significherebbe poter tracciare un legame diretto tra la Danimarca e chi lo indossava, forse un re.”

L’elmo di Sutton Hoo. Foto: The Trustees of the British Museum (licenza CC BY-NC-SA 4.0).

Una placca dell’elmo di Sutton Hoo, purtroppo non altrettanto ben conservata, sembra rafforzare quest’ipotesi. Vi si intravedono infatti alcune lineette vicino al piede del cavaliere, che insieme al bordo dello scudo dell’uomo a terra paiono corrispondere a quelle, analoghe, presenti sul reperto danese.

Motivo del guerriero a cavallo presente su una delle placche dell’elmo di Sutton Hoo. Illustrazione: Goran scattata, Wikipedia, l’enciclopedia libera licenza: CC-BY-SA

“La somiglianza è tale da suggerire che entrambi gli oggetti non solo provengano dalla stessa area, ma siano addirittura opera degli stessi artigiani,” aggiunge Pentz.

L’ipotesi, non c’è che dire, è affascinante. Ma per provarla serve uno studio più ampio e articolato e non semplici congetture. Qualche elemento potrebbe arrivare dalla scansione 3D del reperto, già pianificata, che permetterà di evidenziare e mettere a confronto i dettagli.

Frammenti dell’elmo di Sutton Hoo prima che venisse riassemblato. Foto: The British Museum (CC-BY-SA 4.0).Replica dell’elmo di Sutton Hoo. Foto: The Trustees of the British Museum (licenza CC BY-NC-SA 4.0).

La Danimarca potenza del Nord?

Secondo gli esperti del Museo danese, la scoperta – se confermata – potrebbe ridefinire il contesto e gli equilibri di potere nell’Europa settentrionale del VII secolo. Se davvero l’elmo di Sutton Hoo avesse un’origine danese, spiegano, ciò significherebbe che l’arcipelago della Fionia meridionale all’epoca era un centro artigianale di grande rilievo. E che la Danimarca rivestiva un ruolo economico e produttivo ben più importante di quanto finora ritenuto. “Certo, in Danimarca non abbiamo trovato, almeno ad oggi, sepolture magnifiche e spettacolari come quella di Sutton Hoo,” spiega Pentz. “Ma ciò non significa non fosse una potenza. Potrebbe anzi aver rappresentato il perno su cui ruotava tutto il nord Europa, con la Svezia e l’Inghilterra come avamposti.”

La teoria degli archeologi danesi, seppur affascinante, deve ovviamente ancora trovare gli opportuni riscontri scientifici. Va dimostrato, ad esempio, che la “patrice” sia stata prodotta sul posto e non sia giunta in Danimarca, ad esempio, attraverso le rotte commerciali oppure trasportata da qualcuno. Pentz però ha un’idea ben chiara in mente: “Solitamente attribuiamo l’ascesa della Danimarca al X secolo, quando il regno fu unificato da Harald Gormsson detto Blåtand – da noi noto come Aroldo Dente Azzurro, ndr -, ma forse potrebbe essere stata una grande potenza già nel VII. Questa scoperta sfida le vecchie teorie, ora sta a noi provarla”.